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Interrogazione / 2

25-06-2008 23:17:40

Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca

Premesso che:

la vicenda dell’inquadramento del personale ATA ed ITP trasferito dagli enti locali allo Stato in attuazione della legge n. 124 1999 - dopo quasi un decennio di proteste, promesse, contenziosi e interventi di interpretazione autentica - potrebbe trovare oggi definitiva soluzione attraverso la piena applicazione di una disposizione della legge finanziaria per il 2008;

l’articolo 3, comma 147, della legge n. 244 del 2007 prevede infatti che, in sede di rinnovo contrattuale del personale della scuola relativo al biennio economico 2008-2009, debba essere esaminata anche la posizione giuridico-economica del personale ausiliario, tecnico e amministrativo citato;

ai sensi dell’articolo 8 della legge n. 124 del 1999, tali lavoratori - già dipendenti dagli enti locali e in servizio presso le istituzioni scolastiche statali - al momento del loro trasferimento nei ruoli del personale dello Stato non solo avrebbero dovuto acquisire ex lege titolo all’inquadramento nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali corrispondenti a quelli del personale scolastico, ma avrebbero avuto diritto al pieno riconoscimento ai fini giuridici ed economici dell’anzianità maturata fino ad allora presso l’ente locale di provenienza;

ciò nondimeno, sulla questione dell’inquadramento di tale personale si è sviluppato da subito un cospicuo contenzioso, con esiti costantemente favorevoli per i lavoratori nei vari gradi di giudizio;

tale orientamento giurisprudenziale è stato tuttavia ribaltato dalla Corte costituzionale, che ha dichiarato legittimo il comma 218 dell’articolo 1 della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria 2006) che, intervenendo quale disposizione di interpretazione autentica, ha determinato una regolazione retroattiva dell’anzianità giuridica ed economica in termini meno favorevoli rispetto a quelli previsti dalla legge n. 124 del 1999, secondo un orientamento confermato dalle successive pronunce della Corte di Cassazione;

le continue manifestazioni e sollecitazioni dei sindacati della scuola e dei lavoratori hanno ottenuto che nella Legge Finanziaria per il 2008, all’articolo 3 comma 147, fosse inserita la previsione dell’obbligatoria valutazione, in sede di rinnovo contrattuale, della posizione giuridica ed economica del personale ATA ed I.T.P. trasferito dagli enti locali allo Stato in attuazione della legge n.124 del 1999;

il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, con la nota n. 7640 del 2008, ha avviato presso le scuole una prima ricognizione orientata ad acquisire i dati completi sulle anzianità del personale in questione. Le modalità di tale operazione, di carattere esclusivamente amministrativo, sono state decise autonomamente dal Ministero in oggetto, in quanto riguardanti procedimenti e strumenti operativi utili ad acquisire meramente dati quantitativi;

si chiede di sapere:

in considerazione dell’avvicendarsi di pronunciamenti che hanno nel tempo prodotto un quadro normativo molto distante da quello delineato dalla legge n. 124 del 1999, che a tutt’oggi costituisce la normativa di riferimento vigente, se il Ministro competente non ritenga indispensabile - come segnalato in più occasioni dalle organizzazioni sindacali e da ultimo in sede di audizione presso la Commissione parlamentare competente della Camera dei Deputati - assumere un impegno concreto per la definitiva soluzione di tale annosa questione, attraverso l’adozione dei provvedimenti legislativi necessari;

in particolare, se non intenda - già a partire dalla prossima legge finanziaria - prevedere lo stanziamento di fondi adeguati a dare copertura ai suddetti provvedimenti;

infine, se non ritenga prioritario disporre intanto la sospensione della restituzione delle somme da parte dei lavoratori interessati, i quali, dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha ribaltato i pronunciamenti giurisprudenziali precedenti, si sono trovati nella condizione di dover restituire somme consistenti.

Sen. Paolo Nerozzi

Paura di stato

05-06-2008 12:08:43

Lo abbiamo detto più volte e lo ripetiamo, il senso di insicurezza dei cittadini italiani è cosa seria, tutt’altro che serio è l’atteggiamento tra il demagogico e il populista del governo Berlusconi.

All’insicurezza non si può rispondere con l’incertezza. Dai proclami dei primi giorni, con l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di clandestinità e l’aumento della pena per i reati compiuti da cittadini irregolari, stiamo progressivamente assistendo ad una ridda di voci, di prese di distanza e di distinguo che avvalorano la tesi di chi sosteneva che queste scelte, oltre a destare seri dubbi di carattere normativo e valoriale venivano assunte, più che per la loro effettiva efficacia nel contrastare la criminalità, come propaganda politica.

Nel frattempo a chi cerca concretamente di trovare soluzioni al problema degli immigrati stanziali con progetti di inclusione e di inserimento scolastico come il sindaco Cacciari, si risponde con i blocchi. Un’iniziativa “vergognosa”, come l’ha definita giustamente il sindaco di Venezia, un atto illegale contro una decisione legittima del Consiglio comunale.

Si continua ad alimentare le ansie dei cittadini senza provare a mettere in campo proposte di governo. Si cavalca l’ansia con la protesta fine a se stessa.
Si alimentano campagne d’odio anche contro chi vive in quei territori da decine di anni, contro chi ha accettato l’inserimento scolastico dei propri figli, contro cittadini veneziani a tutti gli effetti. La Lega vuole lo scontro per lo scontro, cerca di alimentare un clima di intolleranza anche dove, come a Mestre, non vi è mai stato.

In questo quadro l’uso disinvolto della destra nel prospettare l’intervento dell’esercito quale strumento “risolutore” di tutte le emergenze che quotidianamente affliggono il nostro Paese, è indice della superficialità con la quale questo governo si confronta con i problemi reali.

Nulla o poco sul sistema giudiziario italiano, nulla sul costante sovraffollamento delle carceri, nulla sui programmi di inserimento scolastico dei bambini stranieri e sui ricongiungimenti familiari: misure che nel concreto aiuterebbero a svelenire il clima di intolleranza che sta attraversando l’Italia.

E’ evidente che non vi è bisogno di leggi speciali, ma di ricostruire le fondamenta di un paese normale, dove vi siano certezze, dove le procure possano disporre di fotocopiatrici, le forze dell’ordine della benzina per le volanti, dove il lavoro nero venga perseguito.

Si sta giocando con il fuoco: la distruzione del campo rom a Ponticelli, il Pigneto a Roma, i blocchi a Venezia, i bambini nomadi insultati e cacciati da una scuola media della periferia milanese sono il segnale di un Paese che si sta perdendo, di uno “specchio rotto”.

La sinistra, da parte sua, deve assumere fino in fondo il tema della sicurezza, tornando a stare nei territori, a farsi carico dei problemi dei cittadini. Ma, a differenza della destra, prospettando misure di governo, anche dall’opposizione. A partire da una strategia che sappia coniugare rispetto della legalità con integrazione ed attenzione ai diritti dei cittadini immigrati e, in particolare - in merito all’espulsione di cittadini irregolari - da efficaci accordi con quegli Stati da dove partono i flussi migratori irregolari.

Il manifesto del razzismo al potere (uno dei tanti) è stato preso qui.










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