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Emergenza occupazione: la mozione del Pd

03-10-2008 15:57:02

A partire da martedì, a Palazza Madama va in discussione una mozione sull’emergenza occupazione (con procedimento abbreviato ai sensi dell’articolo 157, comma 3, del regolamento, in materia di occupazione) promossa dal Piddì.

Questo il testo:

Il Senato, premesso che:

la crisi finanziaria mondiale, la bassa crescita del Prodotto interno lordo e le perduranti difficoltà economiche stanno non solo pregiudicando le possibilità di ripresa e di creazione di nuova occupazione nel nostro Paese, ma ormai anche aggravando la precarietà e instabilità di un numero elevatissimo di posti di lavoro esistenti, mettendo a rischio interi comparti produttivi e vaste aree del territorio, in particolare nel Mezzogiorno;
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Interrogazione / 5

02-10-2008 13:45:07

Al Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione

Premesso che:

negli ultimi mesi il Ministro in indirizzo ha ripetutamente enunciato con vigore il proprio intendimento di attivare nelle amministrazioni pubbliche un sistema retributivo capace di commisurare significativamente le retribuzioni alla quantità e qualità del lavoro svolto dai singoli uffici e dai singoli dipendenti;

in sconcertante contrasto con tale intendimento, l’articolo 67 del decreto-legge n. 112 del 2008, come modificato dalla legge di conversione n. 133 del 2008, ha drasticamente ridotto gli incentivi speciali destinati ai dipendenti dell’Inps e delle Agenzie delle entrate: si tratta di incentivi legati alla produzione e in particolare a obiettivi via via sempre più avanzati e impegnativi, finanziati mediante un fondo alimentato in riferimento al recupero dell’evasione contributiva per l’Inps, al recupero dell’evasione fiscale per le Agenzie delle entrate;

ancora in contrasto con l’intendimento enunciato dal Ministro, l’articolo 61, comma 8, del citato decreto-legge, ha ridotto drasticamente l’incentivo per l’attività di progettazione e direzione lavori dal già assai ridotto valore del 2 per cento lordo allo 0,50 per cento, col risultato di scoraggiare la disponibilità per tali attività dei dipendenti pubblici con professionalità elevate, costringendo le amministrazioni a fare ricorso ad assai più costose collaborazioni di liberi professionisti esterni,

si chiede di sapere:

come si spieghi la contraddizione tra gli intendimenti enunciati e le misure adottate;

inoltre, se il Ministro in indirizzo non ritenga, viceversa, necessario intervenire, nell’ambito delle proprie competenze, per ripristinare e semmai potenziare le suddette forme di retribuzione incentivante.

 

sen. Pietro Ichino, sen. Paolo Nerozzi

Pubblica amministrazione: il Governo risparmia solo sugli stipendi

27-07-2008 19:43:14

Riteniamo gravi e ingiustamente discriminatorie le decisioni del governo che hanno tagliato in maniera indifferenziata i fondi per le retribuzioni dei pubblici dipendenti. Si tratta di decisioni tanto più gravi in un momento in cui i salari di tutti i lavoratori sono falcidiati dall’inflazione con conseguenze gravi per la vita delle famiglie e per i consumi del Paese.

Il governo nega i fondi necessari affinché i rinnovi contrattuali possano avvenire tempestivamente e garantire la conservazione del potere d’acquisto dei lavoratori e lo stesso provocatorio aumento dell’1.7 fissato per l’inflazione programmata.

Vengono a essere ridotti o aboliti elementi retributivi già negoziati in sede decentrata secondo le procedure di legge, con un provvedimento di dubbia legittimità. Nello stesso tempo si toglie il tetto alle retribuzioni dei dirigenti.

Non è questo il modo per migliorare la pubblica amministrazione. Siamo favorevoli a che siano perseguiti obiettivi di efficacia ed efficienza con metodi rigorosi e trasparenti di valutazione e promozione meritocratica e in tal senso abbiamo presentato un nostro ddl. Ma tali obiettivi non si raggiungono né con la demagogia né con provvedimenti punitivi di un’intera categoria.

Ogni riforma che voglia migliorare i servizi che le pubbliche amministrazioni rendono ai cittadini deve puntare sulla responsabilizzazione e valorizzazione del lavoro pubblico non sul suo impoverimento”.

Lo scrivono in una nota i senatori del Partito democratico delle Commissioni Affari costituzionali e Lavoro: Marilena Adamo, Mariangela Bastico, Stefano Ceccanti, Luigi De Sena, Maria Fortuna Incostante, Mauro Marino, Giovanni Procacci, Francesco Sanna, Water Vitali, Benedetto Adragna, Tamara Blazina, Roberto Di Giovan Paolo, Rita Ghedini, Pietro Ichino, Paolo Nerozzi, Achille Passoni, Giorgio Roilo, Tiziano Treu, Franca Dosaggio.

L’autunno si scalda

14-07-2008 20:35:49

foto_biothumbnail.jpgA differenza di quanto ipotizzato, ed in parte praticato, dal vecchio governo Berlusconi che nel 2001 decise uno scontro frontale con le organizzazioni dei lavoratori fino a prevedere la cancellazione dell’articolo 18, la nuova stagione di governo delle destre in tema di politiche per il lavoro, ispirate dal ministro Sacconi, sceglie una linea più soft ma non meno pericolosa, semmai più insidiosa.

Destrutturare il mercato del lavoro eliminando garanzie acquisite negli ultimi anni, tentando di frantumare il mondo del lavoro, dividendolo, parcellizzandolo, demandando la rinegoziazione di diritti già acquisiti alla contrattazione tra le parti, cercando di porre le organizzazioni sindacali in condizione di svantaggio verso l’impresa.

Il tutto senza un minimo d’iniziativa a favore dei redditi di lavoratori e pensionati, a fronte dei continui allarmi lanciati dall’istat sul calo dei consumi delle famiglie a partire anche dai generi di primaria necessità. Non vi è alcun riferimento alla norma prevista dalla legge finanziaria di Prodi, che prevedeva di destinare l’extra gettito alla riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente.

Diradata la cortina fumogena di misure miracolose e grandi annunci emerge sempre più nitidamente la pericolosità delle misure contenute nel combinato disposto dpef e legge finanziaria, con un decreto legge “approvato in nove minuti” si cancellano i vincoli sui contratti a tempo determinato, si rimodula l’orario di lavoro, si reintroduce il lavoro a chiamata, si abroga la norma contro le dimissioni in bianco, si tagliano quasi 150 mila posti di lavoro nel mondo della scuola, si toglie ogni competenza alle Regioni sull’apprendistato, si eliminano i vincoli di responsabilità tra committente ed appaltatore, si eliminano, motivandolo con la volontà di semplificare, vari strumenti di rendicontazione della presenza dei lavoratori in impresa, rendendo di fatto molto più complesse le procedure di contrasto del lavoro irregolare.

Inoltre, con la copertura mediatica della lotta ai fannulloni e dell’efficienza nella pubblica amministrazione, con il cosiddetto “piano industriale per la pubblica amministrazione” si intende normare per legge ogni meccanismo di incentivazione volto al miglioramento del servizio: premi, passaggi di grado, cumolo di incarichi, consulenze e perfino malattie ed i permessi.

Tutto ciò in evidente contrasto con la enunciata volontà di aziendalizzare l’amministrazione pubblica, ma di fatto riportando le lancette a prima della contrattazione privatista per i dipendenti del comparto pubblico e ponendo l’amministrazione sempre più sotto il controllo politico.

Il tutto senza una bozza di analisi dei reali bisogni dell’amministrazione, senza distinguere le esigenze per esempio del ministero degli esteri piuttosto che del mistero del lavoro. E questo sarebbe un “piano industriale”.

In realtà si usa l’ardore ideologico per nascondere i tagli, si blocca indiscriminatamente il turn over, si cerca semplicemente di far cassa.

La campagna elettorale era stata un susseguirsi di promesse a favore dei giovani precari, la prima iniziativa in tal senso del governo Berlusconi è rappresentata dalla cancellazione della norma contenuta nella legge finanziaria del governo Prodi per la stabilizzazione dei lavoratori precari, si sbatte la porta in faccia a 300 mila giovani che speravano in una stabilizzazione del loro lavoro.

Siamo in presenza di un piano politico che nel suo complesso ha uno scopo ben preciso, ma non ancora enunciato: destrutturate il contratto nazionale di primo livello ed indebolire il movimento sindacale, anche agendo su alcune contraddizioni dell’opposizione.

E’ bene, a mio avviso, denunciare da subito questo tentativo nel suo quadro complessivo. Avremo di fronte un autunno dove tutti questi nodi arriveranno al pettine. Il taglio di 150 mila lavoratori nella scuola, la mancanza di risorse per i rinnovi contrattuali, i tagli alla sanità, non saranno indolori. Sarà un autunno di grandi mobilitazioni, e gli scioperi dei lavoratori dei trasporti non sono altro che l’inizio.

L’opposizione rischierà di trovarsi di fronte ad un movimento dei lavoratori non unito ma anch’esso destrutturato, dove potranno prevale interessi di parte e divisioni: nord-sud, garantiti non garantiti, stabili e precari.

Per scongiurare questo pericolo, che rischierebbe di rafforzare e non indebolire l’azione del governo, il Pd da subito deve mettere in campo una strategia adeguata al livello dello scontro. Entrare davvero in sintonia col malessere profondo che attraversa il mondo del lavoro del nostra Paese e farsi portatore di un’idea unificante a partire dalla difesa delle garanzie acquisite e della loro estensione, del recupero del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni e più in generale di una rinnovata strategia per lo sviluppo del nostro Paese.

Mettere in campo, quindi, un grande partito riformista sui territori e sui luoghi di lavoro, un partito veramente a vocazione maggioritaria nel senso che si propone come soggetto unificante del mondo del lavoro.

Pubblicato su l’Unità del 14 luglio.

La manifestazione a cui vorrei partecipare io

04-07-2008 09:57:04

“Questa mattina, leggendo un articolo su un grande quotidiano nazionale, ho appreso con stupore che parteciperò alla manifestazione dell’8 luglio. È stato davvero singolare venire a conoscenza di una notizia che mi riguarda senza essere stato interpellato”.

Questa la dichiarazione di Paolo Nerozzi.

La sinistra del Pd si riunirà sabato e deciderà la propria posizione. Personalmente sono convinto che pur essendoci tanti e condivisibili motivi per la protesta la piega che sta prendendo la manifestazione è sbagliata. Non intendo, infatti, scendere in piazza né contro il Presidente della Repubblica Napolitano né contro il segretario del mio partito Veltroni“.

Resto invece convinto della necessità di promuovere una grande manifestazione nazionale contro le proposte economiche del governo e della sua maggioranza e per aumentare le retribuzioni dei lavoratori e dei pensionati“.

L’immagine è stata presa in prestito qui.










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