Brunetta, bluff da smascherare
25-03-2010 11:47:42
Riportiamo un articolo di Paolo uscito ieri, 24 marzo, sul quotidiano “Europa”
Riportiamo un articolo di Paolo uscito ieri, 24 marzo, sul quotidiano “Europa”
Riportiamo l’articolo di Paolo pubblicato su Europa il 25 novembre, riguardo le intenzioni del ministro di ritornare al primato della legge e alla conseguente limitazione della sfera contrattuale.
Basterebbero le diuturne esternazioni del Ministro Brunetta sui “fannulloni” che si collocano a sinistra, sul suo disprezzo dei sindacati, anche di quelli che hanno firmato il “suo” protocollo, sull’utilizzo che intende fare della sua delega genericissima e perciò utile per reintrodurre quanto ha tolto dal provvedimento, per consolidare in me il giudizio fortemente negativo, nonostante i miglioramenti apportati, al disegno di legge.
Ma vorrei aggiungere che questo giudizio non è conseguenza solo degli atti e della gesta del Ministro, ma è potentemente basato sul merito delle questioni.
Riportiamo l’intervista rilasciata da Paolo al quotidiano aprileonline in seguito alle ultime affermazioni del ministro della Pubblica amministrazione e dell’Innovazione che indicano nella sinistra il terreno di coltivazione dei fannulloni.
Dietro questa crociata si annida un progetto politico-ideologico molto chiaro: utilizzare le presunte riforme proposte dal governo come grimaldello per ricondurre il mondo della pubblica amministrazione sotto l’egida di controllo della classe politica, oltre che dividere il fronte sindacale.
di C.R.
Allora Paolo i fannulloni stanno tutti a sinistra?
Guarda non vorrei neanche rispondere alle ultime affermazioni di Brunetta, a tratti ridicole, ma anche molto pericolose per il messaggio che sottintendono, se non nascondessero il vero disegno politico-ideologico: utilizzare le riforme per ridare alla politica il controllo della PA, e per dividere le organizzazioni sindacali.
Ma la di là delle esternazioni quotidiane, cosa c’è nel disegno di legge che non va bene?
Come ho più volte ribadito c’è, nel progetto Brunetta, un eccesso di potere di legificazione da parte del Governo. Un eccesso che consegna all’esecutivo un grande potere, che potrà esercitare per non discutere con i sindacati, per accrescere il controllo politico sui servizi pubblici e penso anche che potrà ridimensionare il ruolo della Corte dei Conti nel suo ruolo di soggetto terzo, perchè vi è in atto un tentativo di interferire sul ruolo della Corte e metterla sotto tuteraggio politico. Questo può produrre un reale pericolo di sfondamento del bilancio pubblico attraverso iniziative clientelari liberate sia dalla tutela della Corte, sia dalla svuotamento della contrattazione.
Cosa resta, a tuo avviso, delle riforme degli anni ‘90 volute da Bassanini con il contributo di Massimo D’Antona?
Poco, al centro di quelle riforme vi era una sostanziale parificazione tra il lavoro pubblico e privato, e la base era, come metodo, il dialogo con i rappresentanti del mondo del lavoro. Tutto ciò con la riforma Brunetta è capovolto. Francamente mi stupisce l’atteggiamento di chi ha avuto importanti incarichi di Governo in quel periodo, penso all’ex ministro Bassanini oggi nominato presidente della Cassa deposito e prestiti, che dovrebbe difendere con maggiore convinzione anche quello che fu il suo lavoro e non attaccare quei senatori che difesero il lavoro di D’Antona ed anche il suo.
Pensi che ci sia una voglia di riforme bipartisan a prescindere dal merito dei provvedimenti?
Non so, certo è che non vedo un clima politico adeguato all’elaborazione di riforme condivise. E francamente gli insulti di Brunetta non fanno che aggravare questo clima.
Ora che succederà in Aula?
Lo vedremo nei prossimi giorni, per quanto mi riguarda le mie contrarietà si sono accresciute.
Al Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione
Premesso che:
negli ultimi mesi il Ministro in indirizzo ha ripetutamente enunciato con vigore il proprio intendimento di attivare nelle amministrazioni pubbliche un sistema retributivo capace di commisurare significativamente le retribuzioni alla quantità e qualità del lavoro svolto dai singoli uffici e dai singoli dipendenti;
in sconcertante contrasto con tale intendimento, l’articolo 67 del decreto-legge n. 112 del 2008, come modificato dalla legge di conversione n. 133 del 2008, ha drasticamente ridotto gli incentivi speciali destinati ai dipendenti dell’Inps e delle Agenzie delle entrate: si tratta di incentivi legati alla produzione e in particolare a obiettivi via via sempre più avanzati e impegnativi, finanziati mediante un fondo alimentato in riferimento al recupero dell’evasione contributiva per l’Inps, al recupero dell’evasione fiscale per le Agenzie delle entrate;
ancora in contrasto con l’intendimento enunciato dal Ministro, l’articolo 61, comma 8, del citato decreto-legge, ha ridotto drasticamente l’incentivo per l’attività di progettazione e direzione lavori dal già assai ridotto valore del 2 per cento lordo allo 0,50 per cento, col risultato di scoraggiare la disponibilità per tali attività dei dipendenti pubblici con professionalità elevate, costringendo le amministrazioni a fare ricorso ad assai più costose collaborazioni di liberi professionisti esterni,
si chiede di sapere:
come si spieghi la contraddizione tra gli intendimenti enunciati e le misure adottate;
inoltre, se il Ministro in indirizzo non ritenga, viceversa, necessario intervenire, nell’ambito delle proprie competenze, per ripristinare e semmai potenziare le suddette forme di retribuzione incentivante.
sen. Pietro Ichino, sen. Paolo Nerozzi
Al Ministro del lavoro e della previdenza sociale
Per sapere; premesso che:
il contratto di lavoro del comparto della sanità privata, che conta circa 150 mila addetti, è scaduto da circa 33 mesi con il conseguente non adeguamento dei salari al costo della vita da tre anni;
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