“Riteniamo gravi e ingiustamente discriminatorie le decisioni del governo che hanno tagliato in maniera indifferenziata i fondi per le retribuzioni dei pubblici dipendenti. Si tratta di decisioni tanto più gravi in un momento in cui i salari di tutti i lavoratori sono falcidiati dall’inflazione con conseguenze gravi per la vita delle famiglie e per i consumi del Paese.
Il governo nega i fondi necessari affinché i rinnovi contrattuali possano avvenire tempestivamente e garantire la conservazione del potere d’acquisto dei lavoratori e lo stesso provocatorio aumento dell’1.7 fissato per l’inflazione programmata.
Vengono a essere ridotti o aboliti elementi retributivi già negoziati in sede decentrata secondo le procedure di legge, con un provvedimento di dubbia legittimità. Nello stesso tempo si toglie il tetto alle retribuzioni dei dirigenti.
Non è questo il modo per migliorare la pubblica amministrazione. Siamo favorevoli a che siano perseguiti obiettivi di efficacia ed efficienza con metodi rigorosi e trasparenti di valutazione e promozione meritocratica e in tal senso abbiamo presentato un nostro ddl. Ma tali obiettivi non si raggiungono né con la demagogia né con provvedimenti punitivi di un’intera categoria.
Ogni riforma che voglia migliorare i servizi che le pubbliche amministrazioni rendono ai cittadini deve puntare sulla responsabilizzazione e valorizzazione del lavoro pubblico non sul suo impoverimento”.
Lo scrivono in una nota i senatori del Partito democratico delle Commissioni Affari costituzionali e Lavoro: Marilena Adamo, Mariangela Bastico, Stefano Ceccanti, Luigi De Sena, Maria Fortuna Incostante, Mauro Marino, Giovanni Procacci, Francesco Sanna, Water Vitali, Benedetto Adragna, Tamara Blazina, Roberto Di Giovan Paolo, Rita Ghedini, Pietro Ichino, Paolo Nerozzi, Achille Passoni, Giorgio Roilo, Tiziano Treu, Franca Dosaggio.