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Detassare gli straordinari è inutile e dannoso

16-07-2008 18:31:26

foto_biothumbnail.jpgStamattina al Senato era in discussione la conversione in legge del DDL 866, con modificazioni del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, recante disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie.

Il Presidente dell’Assemblea: È iscritto a parlare il senatore Nerozzi. Ne ha facoltà.

Nerozzi: Signor Presidente, non interverrò sul complesso del provvedimento, ma mi limiterò ad illustrare la nostra posizione in merito ai contenuti dell’articolo 2 relativo agli sgravi fiscali per il lavoro straordinario.

Come abbiamo già avuto modo di affermare in sede di Commissione lavoro, consideriamo tale norma non adeguata a risolvere o a contenere la vera emergenza del nostro Paese: il recupero di potere di acquisto dei salari, degli stipendi e delle pensioni.

È talmente vero che anche negli interventi della maggioranza si rimandano ad un futuro non definito misure in tal senso, dal momento che questo provvedimento non risolve nessuno di questi problemi.

Riteniamo questa norma insufficiente, portatrice di ulteriori divisioni nel mondo del lavoro.

Come è noto, solo una parte minoritaria di lavoratori potrà usufruire degli sgravi contenuti in questo provvedimento, mentre una parte importante, che già oggi sconta un gap salariale notevole (le donne, i lavoratori a tempo determinato, i giovani e in generale i lavoratori e le lavoratrici del Mezzogiorno) ne sarà sostanzialmente esclusa. Si tratta di lavoratori e lavoratrici che per modalità di impiego, luoghi di produzione e modalità contrattuali non hanno modo di svolgere lavoro supplementare.

Crediamo, inoltre, che l’idea che è alla base del provvedimento, cioè che detassando il lavoro straordinario si incrementi automaticamente la produttività, non trovi riscontro in termini di politica economica. Non vi è infatti un nesso automatico tra aumento del monte orario lavorato e incremento della produttività in assenza di misure volte all’innalzamento dei livelli di innovazione tecnologica.

Mi corre l’obbligo di ricordare, poi, che molto spesso è proprio durante le ore di lavoro supplementare che avviene il maggior numero di incidenti sui luoghi di lavoro e che visto che spesso in quest’Aula abbiamo tutti, unitariamente, assunto l’impegno a sradicare la vergogna delle morti bianche nel nostro Paese, è bene anche in questo caso ricordarlo.

Avremmo preferito altresì uno strumento generalizzato, che intervenisse direttamente sul complesso dei livelli retributivi dei lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, e dei pensionati. E avremmo preferito che proprio sul terreno della produttività si fosse potuti intervenire a partire dal secondo livello di contrattazione, valorizzando quel livello che aumenta la produttività, è più vicino al territorio, dà risposte simili alle filiere produttive, ai distretti e recupera molto di quel lavoro diffuso che questo provvedimento esclude.

Inoltre, l’aver voluto eludere i compensi del lavoro straordinario dal calcolo dei redditi ISE, rischierà di aumentare ulteriormente la sperequazione tra lavoratori con la concreta possibilità di accedere ai servizi sociali quali mense e nidi, detentori di reddito complessivamente superiore, e coloro che si trovano in una situazione inferiore.

Pur non condividendo il provvedimento, consideriamo grave e discriminatorio l’aver escluso da questa agevolazione l’intero comparto del pubblico impiego, ma in particolare quelle categorie, come quelle del comparto sicurezza, della sanità, dei Vigili del fuoco, delle guardie carcerarie, che quotidianamente, attraverso il lavoro supplementare e gli straordinari, rendono possibili i servizi nel nostro Paese. Penso soprattutto al Centro e al Nord-Italia dove questo consente, in questi giorni, alla struttura sanitaria in particolare, di funzionare e di funzionare bene.

Per queste ragioni noi non siamo d’accordo con il provvedimento in esame e speriamo che con questo dibattito possano essere eliminate le parti più inefficaci di queste norme.

In aula il gruppo del Piddì applaude,

Interrogazione

06-06-2008 15:06:08

Al Ministro per la Funzione pubblica e l’Innovazione tecnologica

Premesso che:

nel Dipartimento della Funzione pubblica, a quanto risulta:

- su 256 dipendenti ben 107 si occupano del supporto interno: in altre parole, oltre il 40% del personale è impiegato per far funzionare il Dipartimento (mentre il comma 404 dell’articolo1 della legge n. 296 del 2006 prevede che il personale destinato a questa funzione deve essere contenuto entro il 15%);

- le Direzioni generali del pubblico impiego e delle relazioni sindacali, cui afferiscono l’80% delle competenze assegnate per legge al Dipartimento della Funzione pubblica, hanno 45 unità di personale: meno del 20% del totale;

- il Dipartimento dell’Innovazione tecnologica (facente oggi capo allo stesso Ministro) ha 56 dipendenti, di cui 15 addetti al supporto, alle dipendenze di un capo dipartimento e 4 direttori generali;

- la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha altresì un Dipartimento delle risorse umane e strumentali che funge da supporto a tutti i Dipartimenti facenti capo alla Presidenza del Consiglio e quindi anche al Dipartimento della funzione pubblica e al Dipartimento dell’Innovazione tecnologica;

si chiede di sapere

se il Ministro non ritenga opportuno che la necessaria azione di razionalizzazione nell’impiego delle risorse dell’Amministrazione statale abbia inizio presso lo stesso Dicastero che è preposto a promuoverla;

in particolare, se non ritenga opportuno che i due Dipartimenti a lui facenti capo vengano accorpati e che la parte di personale addetta alle attività di supporto venga ridotta entro i limiti stabiliti dalla norma sopra citata, con migliore utilizzazione della parte rimanente;

se non ritenga, infine, necessario operare affinché venga progressivamente ridotta, fino a eliminarla, la sproporzione tra il numero dei dirigenti ivi operanti e quello del personale impiegatizio.

ICHINO, NEROZZI

Questo il testo della proposta di legge in formato pdf:

authority-pa-5giu08.pdf

Paura di stato

05-06-2008 12:08:43

Lo abbiamo detto più volte e lo ripetiamo, il senso di insicurezza dei cittadini italiani è cosa seria, tutt’altro che serio è l’atteggiamento tra il demagogico e il populista del governo Berlusconi.

All’insicurezza non si può rispondere con l’incertezza. Dai proclami dei primi giorni, con l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di clandestinità e l’aumento della pena per i reati compiuti da cittadini irregolari, stiamo progressivamente assistendo ad una ridda di voci, di prese di distanza e di distinguo che avvalorano la tesi di chi sosteneva che queste scelte, oltre a destare seri dubbi di carattere normativo e valoriale venivano assunte, più che per la loro effettiva efficacia nel contrastare la criminalità, come propaganda politica.

Nel frattempo a chi cerca concretamente di trovare soluzioni al problema degli immigrati stanziali con progetti di inclusione e di inserimento scolastico come il sindaco Cacciari, si risponde con i blocchi. Un’iniziativa “vergognosa”, come l’ha definita giustamente il sindaco di Venezia, un atto illegale contro una decisione legittima del Consiglio comunale.

Si continua ad alimentare le ansie dei cittadini senza provare a mettere in campo proposte di governo. Si cavalca l’ansia con la protesta fine a se stessa.
Si alimentano campagne d’odio anche contro chi vive in quei territori da decine di anni, contro chi ha accettato l’inserimento scolastico dei propri figli, contro cittadini veneziani a tutti gli effetti. La Lega vuole lo scontro per lo scontro, cerca di alimentare un clima di intolleranza anche dove, come a Mestre, non vi è mai stato.

In questo quadro l’uso disinvolto della destra nel prospettare l’intervento dell’esercito quale strumento “risolutore” di tutte le emergenze che quotidianamente affliggono il nostro Paese, è indice della superficialità con la quale questo governo si confronta con i problemi reali.

Nulla o poco sul sistema giudiziario italiano, nulla sul costante sovraffollamento delle carceri, nulla sui programmi di inserimento scolastico dei bambini stranieri e sui ricongiungimenti familiari: misure che nel concreto aiuterebbero a svelenire il clima di intolleranza che sta attraversando l’Italia.

E’ evidente che non vi è bisogno di leggi speciali, ma di ricostruire le fondamenta di un paese normale, dove vi siano certezze, dove le procure possano disporre di fotocopiatrici, le forze dell’ordine della benzina per le volanti, dove il lavoro nero venga perseguito.

Si sta giocando con il fuoco: la distruzione del campo rom a Ponticelli, il Pigneto a Roma, i blocchi a Venezia, i bambini nomadi insultati e cacciati da una scuola media della periferia milanese sono il segnale di un Paese che si sta perdendo, di uno “specchio rotto”.

La sinistra, da parte sua, deve assumere fino in fondo il tema della sicurezza, tornando a stare nei territori, a farsi carico dei problemi dei cittadini. Ma, a differenza della destra, prospettando misure di governo, anche dall’opposizione. A partire da una strategia che sappia coniugare rispetto della legalità con integrazione ed attenzione ai diritti dei cittadini immigrati e, in particolare - in merito all’espulsione di cittadini irregolari - da efficaci accordi con quegli Stati da dove partono i flussi migratori irregolari.

Il manifesto del razzismo al potere (uno dei tanti) è stato preso qui.

Non voti mio nipote? Ti licenzio

08-04-2008 22:38:25


“è assurdo che tre donne siano state licenziate perché si sono rifiutate di votare per il nipote del titolare di un’azienda di un piccolo centro montano, a Castellafiume”.

“l’equazione ‘non mi voti allora ti licenzio’ non puo’ essere tollerata. Non si tratta solo di un’offesa alla dignità del lavoro, che non può essere scambiato per voti, ma di un reato che mi auguro sarà oggetto di indagine delle autorità competenti. Il voto di ciascuno è libero - lo dice la nostra Costituzione - e rifiutare un ricatto non può significare licenziamento. Il ricatto ‘voto in cambio di lavoro’ si pensava fosse relegato ad una brutta pagina della storia italiana del secolo scorso. Il titolare dell’azienda di Castellafiume ha calpestato i diritti dei lavoratori. Tutti coloro che credono nella nostra democrazia dovrebbero condannare senza appello questo gesto”.

Così Paolo Nerozzi sull’incredibile licenziamento delle tre operaie di Castellafiume, in Abruzzo.

La foto è stata presa in prestito qui.










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