“Il suicidio di Riccardo La Mantia testimonia l’inadeguatezza delle istituzioni davanti al dramma della disoccupazione e della precarietà”.
Questa la dichiarazione di Paolo Nerozzi alla notizia del suicidio di un ventenne disoccupato, oggi a Torino.
“Il giovane Riccardo ha deciso di uccidersi perché non aveva un lavoro. E’ lo stesso disumano movente che, nel ‘97, spinse suo padre a togliersi la vita”.
“Sembra incredibile eppure in Italia, Repubblica fondata sul lavoro, la disoccupazione è una piaga talmente grave che può portare alla paura e alla vergogna di non riuscire ad affrontare la vita. Le cronache sono piene di gesti disperati e troppi, nel nostro Paese, sono i suicidi o i tentativi di suicidio di disoccupati. Si tratta di gesti che nascondono la solitudine a cui è condannato chi non trova un lavoro. Ma sono anche gesti che segnalano una precisa responsabilità delle istituzioni, assenti o comunque deboli, nei confronti di chi perde o non trova un suo diritto come è considerato il lavoro dalla nostra Costituzione”.
“Davanti alle difficili condizioni di vita in cui si trovano molti cittadini, alla drastica riduzione del potere d’acquisto, al precariato dilagante che costringe all’immobilità progettuale molti giovani, alla sequela di incedenti sui luoghi di lavoro cui abbiamo assistito negli ultimi anni e davanti ai suicidi per mancanza di lavoro le istituzioni, la politica e le parti sociali hanno il dovere di interrogarsi. Di chiedersi se il dibattito sul lavoro e sull’occupazione nel nostro paese è adeguato alla gravità della situazione. Di cercare risposte e soluzioni non più prorogabili”.