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No alla legge sullo sciopero senza i sindacati

02-03-2009 23:06:53

Il governo tenta di rassicurare le organizzazioni sindacali e l’opposizione parlamentare sulla disponibilità al dialogo ma sceglie uno strumento sbagliato come quello della legge delega per disciplinare un tema così delicato.
Il tutto con tempi a dir poco sospetti.

Pubblichiamo a tale proposito l’intervista rilasciata da Paolo ad aprileonline e pubblicata il 27 febbraio a firma Ida Rotano

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Disoccupazione, insicurezza e precarietà, non calamità

19-05-2008 23:00:59

la-costituzione-della-repubblica-italiana.jpg“Il suicidio di Riccardo La Mantia testimonia l’inadeguatezza delle istituzioni davanti al dramma della disoccupazione e della precarietà”.

Questa la dichiarazione di Paolo Nerozzi alla notizia del suicidio di un ventenne disoccupato, oggi a Torino.

Il giovane Riccardo ha deciso di uccidersi perché non aveva un lavoro. E’ lo stesso disumano movente che, nel ‘97, spinse suo padre a togliersi la vita”.

“Sembra incredibile eppure in Italia, Repubblica fondata sul lavoro, la disoccupazione è una piaga talmente grave che può portare alla paura e alla vergogna di non riuscire ad affrontare la vita. Le cronache sono piene di gesti disperati e troppi, nel nostro Paese, sono i suicidi o i tentativi di suicidio di disoccupati. Si tratta di gesti che nascondono la solitudine a cui è condannato chi non trova un lavoro. Ma sono anche gesti che segnalano una precisa responsabilità delle istituzioni, assenti o comunque deboli, nei confronti di chi perde o non trova un suo diritto come è considerato il lavoro dalla nostra Costituzione”.

“Davanti alle difficili condizioni di vita in cui si trovano molti cittadini, alla drastica riduzione del potere d’acquisto, al precariato dilagante che costringe all’immobilità progettuale molti giovani, alla sequela di incedenti sui luoghi di lavoro cui abbiamo assistito negli ultimi anni e davanti ai suicidi per mancanza di lavoro le istituzioni, la politica e le parti sociali hanno il dovere di interrogarsi. Di chiedersi se il dibattito sul lavoro e sull’occupazione nel nostro paese è adeguato alla gravità della situazione. Di cercare risposte e soluzioni non più prorogabili”.

Torni a scuola

10-04-2008 15:47:43

“è molto grave che Silvio Berlusconi consideri inaccettabile la lettera di Veltroni sulla lealtà alla Costituzione, con la motivazione che il candidato premier del PD non può dare patenti di lealtà repubblicana perché erede del partito comunista. Forse Berlusconi dovrebbe studiare meglio la storia, con i libri che ci sono e non con quelli che vorrebbe riscrivere qualche suo amico“.

Lo dice in un comunicato stampa Paolo Nerozzi, che aggiunge:

“Il Cavaliere dovrebbe sapere infatti che la Costituzione è stata redatta da grandi personalità per dare all’Italia una democrazia solida, matura su cui poggiare il proprio futuro e il proprio sviluppo dopo l’oppressione del ventennio fascista e dovrebbe rammentare che, al contrario, dall`’elaborazione della Costituzione fu escluso chi aveva piegato l’Italia alla dittatura sottomettendo la vita sociale, politica, istituzionale e civile. Non si comprende il perché di tanta ostilità verso chi cerca il dialogo e la condivisione di valori comuni”.

“Probabilmente Berlusconi guarda alla storia italiana con occhi distratti dalla presenza, nelle liste del Pdl, di persone che quel ventennio rimpiangono come, ad esempio, Giuseppe Ciarrapico. ”

“Che Berlusconi abbia giurato negli anni passati sulla Costituzione non significa che oggi non possa condividere la necessità di rimanervi fedele”.

L’immagine è stata presa qui.

Non voti mio nipote? Ti licenzio

08-04-2008 22:38:25


“è assurdo che tre donne siano state licenziate perché si sono rifiutate di votare per il nipote del titolare di un’azienda di un piccolo centro montano, a Castellafiume”.

“l’equazione ‘non mi voti allora ti licenzio’ non puo’ essere tollerata. Non si tratta solo di un’offesa alla dignità del lavoro, che non può essere scambiato per voti, ma di un reato che mi auguro sarà oggetto di indagine delle autorità competenti. Il voto di ciascuno è libero - lo dice la nostra Costituzione - e rifiutare un ricatto non può significare licenziamento. Il ricatto ‘voto in cambio di lavoro’ si pensava fosse relegato ad una brutta pagina della storia italiana del secolo scorso. Il titolare dell’azienda di Castellafiume ha calpestato i diritti dei lavoratori. Tutti coloro che credono nella nostra democrazia dovrebbero condannare senza appello questo gesto”.

Così Paolo Nerozzi sull’incredibile licenziamento delle tre operaie di Castellafiume, in Abruzzo.

La foto è stata presa in prestito qui.










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