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Pubblica amministrazione: il Governo risparmia solo sugli stipendi

27-07-2008 19:43:14

Riteniamo gravi e ingiustamente discriminatorie le decisioni del governo che hanno tagliato in maniera indifferenziata i fondi per le retribuzioni dei pubblici dipendenti. Si tratta di decisioni tanto più gravi in un momento in cui i salari di tutti i lavoratori sono falcidiati dall’inflazione con conseguenze gravi per la vita delle famiglie e per i consumi del Paese.

Il governo nega i fondi necessari affinché i rinnovi contrattuali possano avvenire tempestivamente e garantire la conservazione del potere d’acquisto dei lavoratori e lo stesso provocatorio aumento dell’1.7 fissato per l’inflazione programmata.

Vengono a essere ridotti o aboliti elementi retributivi già negoziati in sede decentrata secondo le procedure di legge, con un provvedimento di dubbia legittimità. Nello stesso tempo si toglie il tetto alle retribuzioni dei dirigenti.

Non è questo il modo per migliorare la pubblica amministrazione. Siamo favorevoli a che siano perseguiti obiettivi di efficacia ed efficienza con metodi rigorosi e trasparenti di valutazione e promozione meritocratica e in tal senso abbiamo presentato un nostro ddl. Ma tali obiettivi non si raggiungono né con la demagogia né con provvedimenti punitivi di un’intera categoria.

Ogni riforma che voglia migliorare i servizi che le pubbliche amministrazioni rendono ai cittadini deve puntare sulla responsabilizzazione e valorizzazione del lavoro pubblico non sul suo impoverimento”.

Lo scrivono in una nota i senatori del Partito democratico delle Commissioni Affari costituzionali e Lavoro: Marilena Adamo, Mariangela Bastico, Stefano Ceccanti, Luigi De Sena, Maria Fortuna Incostante, Mauro Marino, Giovanni Procacci, Francesco Sanna, Water Vitali, Benedetto Adragna, Tamara Blazina, Roberto Di Giovan Paolo, Rita Ghedini, Pietro Ichino, Paolo Nerozzi, Achille Passoni, Giorgio Roilo, Tiziano Treu, Franca Dosaggio.

Detassare gli straordinari è inutile e dannoso

16-07-2008 18:31:26

foto_biothumbnail.jpgStamattina al Senato era in discussione la conversione in legge del DDL 866, con modificazioni del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, recante disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie.

Il Presidente dell’Assemblea: È iscritto a parlare il senatore Nerozzi. Ne ha facoltà.

Nerozzi: Signor Presidente, non interverrò sul complesso del provvedimento, ma mi limiterò ad illustrare la nostra posizione in merito ai contenuti dell’articolo 2 relativo agli sgravi fiscali per il lavoro straordinario.

Come abbiamo già avuto modo di affermare in sede di Commissione lavoro, consideriamo tale norma non adeguata a risolvere o a contenere la vera emergenza del nostro Paese: il recupero di potere di acquisto dei salari, degli stipendi e delle pensioni.

È talmente vero che anche negli interventi della maggioranza si rimandano ad un futuro non definito misure in tal senso, dal momento che questo provvedimento non risolve nessuno di questi problemi.

Riteniamo questa norma insufficiente, portatrice di ulteriori divisioni nel mondo del lavoro.

Come è noto, solo una parte minoritaria di lavoratori potrà usufruire degli sgravi contenuti in questo provvedimento, mentre una parte importante, che già oggi sconta un gap salariale notevole (le donne, i lavoratori a tempo determinato, i giovani e in generale i lavoratori e le lavoratrici del Mezzogiorno) ne sarà sostanzialmente esclusa. Si tratta di lavoratori e lavoratrici che per modalità di impiego, luoghi di produzione e modalità contrattuali non hanno modo di svolgere lavoro supplementare.

Crediamo, inoltre, che l’idea che è alla base del provvedimento, cioè che detassando il lavoro straordinario si incrementi automaticamente la produttività, non trovi riscontro in termini di politica economica. Non vi è infatti un nesso automatico tra aumento del monte orario lavorato e incremento della produttività in assenza di misure volte all’innalzamento dei livelli di innovazione tecnologica.

Mi corre l’obbligo di ricordare, poi, che molto spesso è proprio durante le ore di lavoro supplementare che avviene il maggior numero di incidenti sui luoghi di lavoro e che visto che spesso in quest’Aula abbiamo tutti, unitariamente, assunto l’impegno a sradicare la vergogna delle morti bianche nel nostro Paese, è bene anche in questo caso ricordarlo.

Avremmo preferito altresì uno strumento generalizzato, che intervenisse direttamente sul complesso dei livelli retributivi dei lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, e dei pensionati. E avremmo preferito che proprio sul terreno della produttività si fosse potuti intervenire a partire dal secondo livello di contrattazione, valorizzando quel livello che aumenta la produttività, è più vicino al territorio, dà risposte simili alle filiere produttive, ai distretti e recupera molto di quel lavoro diffuso che questo provvedimento esclude.

Inoltre, l’aver voluto eludere i compensi del lavoro straordinario dal calcolo dei redditi ISE, rischierà di aumentare ulteriormente la sperequazione tra lavoratori con la concreta possibilità di accedere ai servizi sociali quali mense e nidi, detentori di reddito complessivamente superiore, e coloro che si trovano in una situazione inferiore.

Pur non condividendo il provvedimento, consideriamo grave e discriminatorio l’aver escluso da questa agevolazione l’intero comparto del pubblico impiego, ma in particolare quelle categorie, come quelle del comparto sicurezza, della sanità, dei Vigili del fuoco, delle guardie carcerarie, che quotidianamente, attraverso il lavoro supplementare e gli straordinari, rendono possibili i servizi nel nostro Paese. Penso soprattutto al Centro e al Nord-Italia dove questo consente, in questi giorni, alla struttura sanitaria in particolare, di funzionare e di funzionare bene.

Per queste ragioni noi non siamo d’accordo con il provvedimento in esame e speriamo che con questo dibattito possano essere eliminate le parti più inefficaci di queste norme.

In aula il gruppo del Piddì applaude,










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