Manovra: voto di fiducia, ennesimo atto di arroganza
Di seguito pubblichiamo l’intervento che Paolo ha pronunciato oggi al Senato, prima che la maggioranza si esprimesse con il voto di fiducia (adottatato per la 34esima volta dall’inizio della legislatura) sulla manovra economica, passata poi con 170 sì e 136 no. L’iter del decreto prosegue con il vaglio della Camera
Signor Presidente, onorevoli colleghi
“La fiducia è un atto di coraggio” così il presidente Berlusconi annunciava a mezzo stampa l’ennesimo voto di fiducia (la 34°) sia al Senato che alla Camera sulla manovra economica.
Altro che coraggio, in realtà quest’ennesimo voto di fiducia nasconde una grande paura. Nasconde il timore di confrontarsi con il paese reale che in queste ultime settimane ha assediato i palazzi della politica chiedendo un confronto serio con il governo sulle gravi misure previste dalla manovra, misure che avranno una dura ricaduta sulla condizione di vita reale di tanti cittadini italiani, ed in particolare dei cittadini più deboli.
La fiducia come atto di codardia, una porta sbattuta in faccia, a insegnanti, medici, poliziotti, ricercatori che invano in questi giorni hanno cercato un dialogo capace di scongiurare misure che determineranno nel nostro Paese meno sicurezza, meno competitività, meno sviluppo, minori servizi sociali per i cittadini.
Una porta sbattuta in faccia ai presidenti delle regioni, che inutilmente -anch’essi- ma responsabilmente ed in maniera unitaria hanno tentato di spiegarvi (conti alla mano) che i tagli previsti dalla manovra si tradurranno in duri tagli ai livelli di assistenza, alla sanità pubblica, al trasporto pubblico locale.
Una fiducia, quella che siamo chiamati a votare, che segna anche un duro colpo alle relazioni istituzionali nel nostro Paese e allo stesso progetto federalista.
Ma, con questa ennesima fiducia, il governo si assume in pieno anche la responsabilità politica di chiudere ogni possibile dialogo con le forze d’opposizione. Anche quando, ad esempio come il gruppo del Pd, si sono più volte dichiarate disponibili a ridurre al minimo gli emendamenti per l’aula (25), a stare nei tempi utili per la conversione del decreto legge, ad accettare il saldo complessivo della manovra.
In realtà, con quest’ennesimo atto di arroganza, l’attuale maggioranza tende a nascondere sotto il tappeto le gravi divisioni interne all’esecutivo, l’inadeguatezza della manovra stessa, la grave situazione sociale ed economica che ancora- nonostante il premier narri quotidianamente un’altra storia- attanaglia il nostro Paese.
Una fiducia chiesta da un governo arrogante che una volta dissipate le cortine fumogene, prodotte grazie ad una informazione sostanzialmente assoggettata alla maggioranza, tenta ancora di nascondere la propria incapacità a gestire la crisi ed a prospettare un futuro capace di garantire la ripresa.
Si tenta, evitando la discussione ed il confronto, di nascondere all’opinione pubblica che:
a fine anno, grazie alle misure introdotte dalla manovra, decine di migliaia di lavoratori precari della pubblica amministrazione perderanno il loro posto di lavoro;
che stanno esaurendosi le risorse per gli oltre 600 mila cassaintegrati e che nella manovra non c’è nulla per gli ammortizzatori sociali;
che la disoccupazione, in particolare quella giovanile, continua a crescere e nella manovra non c’è nulla per il sostegno alle imprese e all’economia;
che si umiliano ancora una volta i dipendenti pubblici (insegnanti, medici, infermieri, poliziotti) con un taglio secco, l’ennesimo, alle loro retribuzioni. Un taglio orizzontale che non terrà conto della produttività e dell’efficienza nella pubblica amministrazione, alla faccia della tanto osannata riforma della PA voluta dal ministro Brunetta.
In commissione bilancio abbiamo tentato (inascoltati) di proporre, a partire dalla consapevolezza che la grave situazione economica e finanziaria internazionale e nazionale impone un contenimento dei costi degli apparati pubblici, un articolato pacchetto di proposte emendative teso:
a salvaguardare il principio della contrattazione quale strumento indispensabile a salvaguardare percorsi utili all’innalzamento degli standard di efficienza nella PA e a garantire il merito dei singoli;
a non cancellare un patrimonio di competenze e di innovazione quale quello prodotto da molti centri di ricerca pubblici che con questa manovra rischiano di scomparire;
a salvaguardare i livelli occupazionali di centinaia di migliaia di lavoratori precari della PA che, a causa del taglio del 50% dei costi per il personale assunto non a tempo indeterminato, rischiano di perdere il posto di lavoro e al contempo tale situazione determinerebbe un grave calo dei servizi alla comunità resi da lavoratori quotidianamente;
a sopprimere gli indiscriminati vincoli introdotti per il turn-over in considerazione del fatto che tale limitazione produrrà ricadute non solo per le amministrazioni ma anche per la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari in possesso dei requisiti di legge;
a introdurre, per l’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni per le lavoratrici della PA, un meccanismo utile a prospettare il riconoscimento di periodi di contribuzione figurativa collegati alla maternità ed alla cura di familiari in difficoltà;
a costituire un Fondo di 400 milioni da utilizzare in sede di contrattazione integrativa utile ad erogare riconoscimenti economici al personale dipendente in relazione al raggiungimento di standard efficienti di produttività.
Abbiamo proposto misure tese a mettere sotto controllo i costi laddove risiedono le inefficienze e le sacche di burocrazia prevedendo in particolare:
l’individuazione di criteri tesi a stabilire il reale tetto delle retribuzioni complessive degli alti dirigenti pubblici;
a ridurre ulteriormente il costo degli apparati politici ministeriali, nonchè del costo relativo all’utilizzo delle cosiddette “auto blu” e dei voli di Stato;
un progressivo accorpamento degli uffici periferici dello Stato prevedendo la loro riduzione e la loro ridefinizione, ove possibile, su base regionale o la riorganizzazione presso le prefetture-uffici territoriali del Governo;
una riduzione di spesa per la Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Protezione Civile con particolare riguardo alla moltiplicazione dei posti negli organici dirigenziali, al contenimento dei budget per le strutture di missione per un importo non inferiore a 10 milioni di euro;alla riduzione degli stanziamenti per le politiche dei singoli Ministri senza portafoglio e Sottosegretari;
l’ unificazione tra l’INPS e l’INPDAP con evidenti riduzioni di spesa di sistema relative a sedi, strutture di direzione, ecc..
Ma a fronte di proposte concrete, di cui non potremo discutere grazie al voto di fiducia, abbiamo dovuto assistere ad un balletto insopportabile proposto dai ministri di questo governo: refusi su argomenti decisivi per la vita di tanti lavoratori come quelli sui 40 anni di contributi per accedere alla pensione; sulle tredicesime per i lavoratori del comparto sicurezza; sul balletto a danno dei cittadini terremotati dell’Aquila. Cittadini che hanno vissuto un dramma tremendo sulla loro pelle e che, concluso lo show mediatico sotto i colpi degli scandali, per veder riconosciuti i loro più elementari diritti sono stati costretti ad urlare per far sentire la loro voce. Ma così non è stato per quei furbetti, che a differenza della stragrande maggioranza dei loro colleghi, ancora si ostinano a non voler pagare le multe sullo sforamento delle quote latte.
Lo abbiamo detto più volte, eravamo disponibili data la situazione nazionale ed internazionale, a fare la nostra parte. Ci avete risposto di no, come avete risposto di no ai sindacati, alle regioni.
Vi assumete una grave responsabilità. Vi nascondete dietro il voto di fiducia.
Ma non potete più nascondere il crescere di una rivolta sociale nel paese, le divisioni nell’esecutivo e, soprattutto, non potete più nascondere gli scandali che quotidianamente investono esponenti di primo piano della maggioranza.
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