I metalmeccanici, il contratto e la Costituzione

Di seguito l’articolo di Paolo sull’accordo separato e le richieste della Fiom uscito su L’Unità dello scorso 7 novembre

 

La firma separata sul contratto dei metalmeccanici pone alcune questioni che vanno evidenziate. La richiesta fondamentale avanzata dalla Fiom è quella di poter far esprimere le lavoratrici e i lavoratori sul proprio contratto che avrà un valore economico e interverrà anche sulla sfera dei diritti.

Essere reticenti su questo, sul fatto che si possano avere delle norme che regolamentino l’espressione democratica dei lavoratori, inverando l’art. 39 della Costituzione, è a dir poco singolare. Come lo è non dare attuazione agli accordi sindacali sull’esercizio di espressione della volontà di tutti i lavoratori, compresi i non iscritti alle organizzazioni sindacali.
Come la Carta costituzionale relega a sé il complesso dei diritti democratici inalienabili, compresi quelli relativi alla democrazia nei luoghi di lavoro, oggi, che alcuni diritti e principi fondamentali sono messi a rischio, indebolire o rendere nullo l’esercizio della democrazia nei luoghi di lavoro rischia di allentare il fronte in difesa della Costituzione, della sua salvaguardia ed applicazione e si rischia, inoltre, di rendere estraneo parte del mondo del lavoro a questa battaglia.

Non si deve abbandonare la lotta sul terreno della democrazia e a favore di una legge che renda esigibili per tutti strumenti di espressione con l’alibi di una presunta radicalità della Fiom. L’applicazione piena della Costituzione è senza se e senza ma, o non è. Con i se e i ma si rischia di mettere in discussione l’intero modello della Carta.

Nel merito dela presunta “radicalità” delle proposte avanzate da Rinaldini, c’è un vizio molto radicato nel nostro Paese che porta a giudicare le piattaforme a seconda di chi le propone. La richiesta di moratoria dei licenziamenti, già avanzata da autorevoli governi europei, e di un “contratto ponte” per il periodo della crisi in atto, oltre a scongiurare l’accordo separato era ed è una richiesta ragionevole. Tanto che, a suo tempo, fu avanzata dall’onorevole Pezzotta dell’Udc, che certamente non può essere tacciato di radicalismo.
E allora perché questo tipo di accordo non poteva essere fatto? Perché non si è potuto evitare l’accordo separato? Su questi punti la politica, pur nel rispetto dell’autonomia sindacale, non può non pronunciarsi.

Un’ultima considerazione. Il distacco crescente tra politica e mondo del lavoro si manifesta da molti anni nell’astensionismo, nel voto alla Lega, nell’isolamento di tanti lavoratori che manifestano il loro disagio salendo sulle gru o sui tetti dei provveditorati. Riuscire a dare uno sbocco democratico e d’iniziativa a questa situazione è necessario per evitare il declino economico, morale e politico del nostro Paese. Qui sta l’impegno del sindacato dei metalmeccanici, così come quello di altre categorie impegnate a dare risposte ai tanti precari.      

Tags: , , ,

Lascia un commento


* Campi obbligatori










Paolo Nerozzi powered by WordPress  Entries (RSS) and Comments (RSS).
Credits: lancelibere.com & Alphatronic S.r.l