Posto fisso, idee confuse
Riportiamo l’intervento di Paolo, uscito oggi sul quotidiano Europa, in merito agli ultimi pronunciamenti di Tremonti riferiti a quel blocco sociale - composto dai precari - che l’attuale esecutivo ha sempre osteggiato. Il ministro, per non fare vuota retorica, farebbe bene ad assumere alcune delle ultime proposte del Partito Democratico
I pronunciamenti del ministro Tremonti in merito al ritorno del “posto fisso”, oltre a confliggere con quella che è la politica quotidiana di questo esecutivo che ha fatto della guerra ai lavoratori precari, della pubblica amministrazione quanto dei settori privati, uno dei suoi tratti distintivi, lasciano perplessi in quanto sembrano più le elaborazioni di un semplice osservatore della politica italiana, e non le riflessioni del ministro dell’economia.
Ma nonostante ciò, tali esternazioni, oltre che stigmatizzate mettendone in luce la distanza tra le parole e gli atti concreti dell’attuale governo, non sono folklore politico. Debbono essere considerate la volontà da parte di Tremonti di interloquire con una parte profonda del paese che vive in uno stato profondo di incertezza e di precarietà.
Pronunciamenti che vanno presi quindi in seria considerazione, evitando di inseguire sulla stessa strada la leader di Confindustria.
Il mix di richiami al “posto fisso” e alla “lotta” contro il sistema delle grandi banche è a base del consolidamento di un blocco sociale oggi in parte privo di rappresentanza politica e sociale. Un blocco sociale composto per lo più dal mondo delle piccole e piccolissime imprese che più delle altre risentono della crisi e della stretta creditizia, del lavoro manuale e dei tanti giovani, e non solo, precari che per primi – e senza alcuna copertura – sono stati espulsi dal mercato del lavoro a seguito della crisi economica.
Quello stesso blocco sociale a cui si dovrebbe rivolgere un grande partito popolare riformista e che invece, ancora oggi, rischia di non incontrare nella sua attività politica. Un’estraneità del mondo del lavoro, in particolare di quello meno garantito, che si è andata determinando a causa delle nostre incertezze negli anni passati ad indicare una strada diversa rispetto all’imperativo dominante all’epoca del liberismo.
Una timidezza, la nostra, che ancora non ci ha consentito di fare fino in fondo i conti con gli errori del passato, e che ha prestato il fianco a chi ci dipingeva come più interessati ad accreditarci verso i grossi gruppi finanziari e le grandi imprese, che ad essere attenti ai bisogni degli ultimi. Disattenti a quel progressivo processo di isolamento e chiusura in cui via via veniva coinvolto parte del lavoro dipendente.
Al contrario a quel blocco sociale in questi anni hanno saputo parlare le destre promuovendo una politica basata sulla paura, sul localismo e sulla rottura di un patto nazionale e generazionale. Mettendo contro il nord e il sud del paese, i garantiti e i non garantiti, gli anziani e i giovani, i dipendenti pubblici da quelli privati e ricercando costantemente la divisione sindacale.
Proprio dal ricreare le condizioni per un nuovo patto civico, capace di tenere insieme mondo del lavoro e piccola impresa, è possibile ridare fisionomia politica al Partito democratico.
Un partito, che non a caso, ebbe una buona affermazione elettorale proprio quando propose il cosiddetto “patto dei produttori”.
La stessa idea della vocazione maggioritaria, troppo spesso banalizzata ad asticelle elettorali da raggiungere, l’ho sempre intesa come la ricerca di parlare e rappresentare la gran parte del mondo del lavoro e di chi opera quotidianamente per contribuire all’economia di questo paese.
Tremonti gioca quindi sulle nostre incertezze, ma negli atti politici e parlamentari di questi ultimi mesi è possibile riscontrare una nostra inversione di marcia: dalle iniziative per i precari della pubblica amministrazione e della scuola, all’estensione degli ammortizzatori sociali, al sostegno dei redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, all’attenzione verso i piccoli imprenditori.
Tremonti, quindi, se non vuole fare solo vuota retorica parta da qui e assuma qualcuna delle nostre proposte.
E infine, se il ministro Tremonti crede davvero nel valore della stabilità del lavoro interpelli il suo collega Brunetta e lo convinca a stabilizzare almeno i precari delle amministrazioni pubbliche e della scuola.
Si tratta di un semplice atto di governo e si impiega meno tempo che a scrivere un nuovo libro. Libro che naturalmente leggeremo con attenzione.
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