Il diritto di sciopero non si tocca
15-10-2008 13:48:00Il ministro Sacconi ha annunciato che varerà un disegno di legge delega, da sottoporre all’esame del Parlamento, per riformare l’attuale regolazione del diritto di sciopero dei servizi di pubblica utilità. “Profonda contrarietà” alla proposta del ministro è stata espressa da Paolo, che ha dichiarato:
”Trovo singolare che questa proposta arrivi nel momento in cui gli scioperi imperversano in tutta Italia e riguardano tutti i settori: la scuola, l’università, il pubblico impiego, i trasporti. Sembra che il governo invece di cercare una risposta alle istanze del mondo del lavoro, di tentare veramente di risolvere le vertenze contrattuali, di dare risposte ai tanti precari che non riescono a programmare la propria vita per l’incertezza sul futuro preferisca rispondere con atti oggettivamente intimidatori.
Si tratta di un atteggiamento che non rasserena il clima e rispecchia pienamente lo spirito di questo governo: prendere decisioni unilaterali senza avere alcun rapporto costruttivo né con le forze sociali né con l’opposizione. Aspettiamo di leggere attentamente il testo del provvedimento di riforma del diritto allo sciopero ma, dalle prime agenzie di stampa, emerge un tentativo malcelato di modificare la Costituzione che sancisce e garantisce il diritto di sciopero come diritto individuale.
Questo tentativo rende ancor più necessario il sostegno agli scioperi unitari di Cgil, Cisl e Uil contro le riforme e i tagli voluti dal governo Berlusconi sulla scuola, sull’università e sul pubblico impiego. Questo tentativo rende necessaria la più ampia mobilitazione per la manifestazione del Pd del 25 ottobre come un momento in cui si dica no ai tagli non
aiutano il Paese e i cittadini ad uscire dalla grave crisi finanziarie ed economica che li colpisce”.

A partire da martedì, a Palazza Madama va in discussione una mozione sull’emergenza occupazione (con procedimento abbreviato ai sensi dell’articolo 157, comma 3, del regolamento, in materia di occupazione) promossa dal Piddì.







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